Home Page Chi siamo Cosa offriamo Finalità Partecipa Donazioni Contatti Segnalazioni Mappa del sito Meteo Cartoline


Provincia di PALERMO


Visita il capoluogo

I Comuni
Chiesa di San Giovanni Battista alla Baida
LE NOVE PROVINCE SICILIANE


::Chiesa di San Giovanni Battista alla Baida a Palermo » Storia

Eventi Cartoline Galleria Commenti Link

Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Chiesa di San Giovanni Battista alla Baida

Chiesa di San Giovanni Battista alla Baida

Via Al Convento di Baida,65



La chiesa di San Giovanni Battista delle carmelitane scalze è un edificio di culto ubicato a Baida. L'aggregato monumentale comprende la chiesa e il Ordine dei frati minori osservanti sotto il titolo di «San Giovanni Battista» alle falde di monte Cuccio.
Nel 1177 il villaggio fu donato da Guglielmo II all'arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio come contropartita di scambio dell'arcipretura di Corleone, confluita nella nascente diocesi di Monreale. La concessione è rinnovata nel 1211 da Federico II di Svevia.
In epoca aragonese l'arcivescovo Matteo Orsini lo cedette nel 1377 a Manfredi III Chiaramonte che vi costruì, fra il 1371 il 1383, il monastero dell'Ordine benedettino di San Martino delle Scale, sotto il titolo di "Santa Maria degli Angeli". Risale a quest'epoca la facciata della chiesa col leggiadro portichetto recante scolpito lo stemma della famiglia Chiaramonte. Andrea Chiaramonte figlio di Manfredi, accusato di fellonia, fu decapitato nel 1392 per volere di Martino I di Sicilia. Finita la potenza chiaramontana, confiscati tutti i beni, il casale di Baida, ancora esistente, passò sotto il controllo regio e decadde. Il 19 gennaio 1398 Martino il giovane nomina governatore del monastero Tommaso da Termini, vescovo colocense.
Dopo 107 anni di totale abbandono, in epoca spagnola nel 1496, in virtù della concessione normanna, il monastero con tutti i beni e le pertinenze, viene rivendicato dall'arcivescovo Giovanni Paternò, con l'obbligo di mantenervi i monaci e il restauro delle strutture. Arricchito il sito con un adeguato sistema di approvvigionamento e distribuzione dell'acqua, migliorati gli impianti d'irrigazione, sfruttata una vicina sorgente, costruite alcune fontane, impiantati giardini e coltivazioni, presupposti per la creazione di un valido luogo di villeggiatura per gli alti esponenti ecclesiastici e i loro successori. Come espressione del rinascimento siciliano il tempio sotto il titolo di «San Giovanni Battista» è arricchi
to con la cappella dedicata al Precursore e la statua opera di Antonello Gagini, artista del quale il Paternò fu un appassionato estimatore e promotore.
Negli anni successivi fu sede temporanea dell'Ordine cistercense, della mensa vescovile, dell'Ordine di Sant'Agostino e dell'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo. Posto sotto la cura del priore dell'abbazia di San Martino delle Scale, nel 1567 fu ulteriormente migliorato dall'arcivescovo Ottaviano Preconio che incrementò il patrimonio idrico della località. Nel 1596 l'arcivescovo Diego Haëdo su istanza del Senato Palermitano e di Giovanni Ventimiglia, marchese di Geraci, principe di Castelbuono e presidente del regno, lo concesse in uso ai frati dell'Ordine dei minori osservanti di San Francesco d'Assisi che ancora oggi lo posseggono.
Contigua al monastero, gli arcivescovi di Palermo istituirono una "casa di delizie" per i soggiorni fuori porta, dopo essere rimasta in abbandono per molti anni, fu trasformata da Francesco I delle Due Sicilie in ospedale, mantenuto a spese regie.
Il prospetto rivolto ad occidente è preceduto da un portico merlato con tre luci: rispettivamente due monofore laterali con grate e una centrale destinata all'accesso. Il varco è delimitato da pilastri, è sormontato sull'ogiva dallo stemma con le armi dei Chiaramonte, sparsi per la facciata quello del Paternò, della Corona d'Aragona, della città d Palermo, e della famiglia Xiabicha.
Nel vestibolo con volte a crociera sono documentati degli affreschi che rappresentano due episodi storici: 1) Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio, 2) la Morte di Eliodoro e di Albero della famiglia francescana. La parte superiore con spioventi a capanna presenta un arco con bifora inscritta, il tutto delimitato da cornice polilobata.
Il portale d'ingresso è di Antonio Vanella del 1507 con dedica e stemma del Paternò.

L'interno attuale è frutto di diversi rifacimenti. Nella navata destra possiamo ammirare:
Prima campata: Cappella di San Francesco d'Assisi. Sulla mensa è collocata la statua raffigurante San Francesco d'Assisi.
Seconda campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. Sulla mensa è collocata la statua raffigurante l'Immacolata Concezione.
Sulla parete destra dell'arco trionfale l'affresco raffigurante la Madre di Dio con gli Angeli del XV secolo.
Navata sinistra:
Prima campata: Cappella di Sant'Antonio di Padova. Sulla mensa è collocata la statua raffigurante Sant'Antonio di Padova. Nelle immediate adiacenze la tomba del venerabile Francesco da Picciano, frate morto nel 1851 in fama di santità.
Seconda campata: Cappella del Santissimo Crocifisso. Sulla parete è collocato il Crocifisso.
Sulla parete sistra dell'arco trionfale l'affresco raffigurante Sant'Antonio Abate e San Giovanni Battista del XV secolo.
In alto sulla mensola è collocata la statua di San Giovanni Battista di Antonello Gagini.
La primitiva Cappella di San Giovanni Battista patrocinata dall'arcivescov
o Paternò abbellita da portico e due colonne è documentata nella seconda campata destra nella zona diametralmente opposta all'attuale collocazione.
Abside in stile chiaramontano con volta a crociera e nervature abbellita da monofora con vetrata istoriata da Alberto Farina. Lungo le pareti è collocato il coro in legno di noce e una scultura dell'Annunciazione, il tutto incorniciato dall'arco trionfale a sesto acuto in stile gotico con quattro ordini di strombature.
Al centro del presbiterio l'altare marmoreo di scuola gaginiana con fregi raffiguranti la Pentecoste sormontata dalla Colomba dello Spirito Santo, i Dottori della Chiesa e scene della Passione di Gesù.
L'altare è sormontato da un moderno ciborio in vetro soffiato, polimetacrilato e resina attorniato da sette lampade e colomba eucaristica. in cornu evangelii l'ambone di moderna concezione.
Nel 1753 a causa di un incendio, il tetto a capriate venne distrutto e sostituito da una volta a botte; l'arco trionfale del '300, fu ricoperto di stucchi e il presbiterio modificato.
Negli anni '50 fu ripristinato lo stato originario della Chiesa con la riscoperta dell'arco trionfale e dell'abside chiaramontana; fu costruito un altare in marmo pregiato dietro il quale venne collocato un coro ligneo cinquecentesco proveniente dalla Chiesa della Gancia.
Nel 1986 altri lavori di ristrutturazione in chiave moderna hanno alterato la semplicità francescana della Chiesa.

Convento di San Giovanni di Baida
1567, Istituzione del convento dell'Ordine dei frati minori osservanti sotto il titolo di «San Giovanni Battista» di Baida su preesistente struttura benedettina di stile chiaramontano.
L'arcivescovo Pietro Martinez y Rubio durante la carica 1657 - 1667 restaurò l'antico edificio e incrementò il numero delle stanze. Ferdinando Bazan y Manriquez costruì due nuove fonti. Il futuro re Francesco di Borbone, duca delle Calabrie lo destina a ospedale.[12] Dell'originale chiostro benedettino rimangono soltanto tre lati. Il lato est consta di nove campate con volte a crociera di stile gotico, le cui colonnine richiamano quelle del chiostro di Monreale. I capitelli sono tutti diversi, raffiguranti scene bibliche. Il convento ospita il centro francescano di spiritualità, destinato all'accoglienza.

La Calata di Baida:
Fin dal 1300, epoca in cui fu costruito il monastero di Santa Maria degli Angeli, l'immagine di san Giovanni Battista Baida era stata venerata perché ritenuta miracolosa. Il marchese di Villabianca racconta la tradizione di questi pellegrinaggi che vedevano grandi moltitudini di palermitani arrivare al Convento, sostarvi in preghiera e poi dopo mezzanotte, sulla via del ritorno, facevano festa con salti, balli e canti rumorosissimi ai quali si mescolavano anche riti pagani e superstizioni. Uno di questi riti riguardava donne nubili che portavano sulla testa "fardelli di telo e mezzine piene d'acqua; se il carico non cadeva avrebbero trovato marito, se l'avessero fatto rovesciare non si sarebbero mai sposate.
Questi pellegrinaggi avvenivano tutti i lunedì e per la loro caratteristica vennero definite la Calata di Baida. I monaci benedettini del Convento tollerarono questa situazione per lungo tempo, ma poiché queste usanze e gli schiamazzi turbavano la tranquillità e il raccoglimento del luogo, dopo circa 140 anni, abbandonarono il Convento che passò ai Frati Minori.
Ma i pellegrinaggi continuarono e la Calata si ripeteva il lunedì di Pasqua, nelle vigilie del Corpus Domini, dell'Ascensione, della Pentecoste e di san Giovanni Battista.
L'usanza scomparve quando nel 1866, in epoca napoleonica, vennero soppresse le corporazioni religiose e quindi Chiesa e Convento vennero abbandonate, anche se era rimasta solo l'usanza, da parte di alcuni abitanti del quartiere della Kalsa, di salire a Baida per trascorrere il Lunedì di Pasqua.
Ancora oggi, il 24 giugno, la Chiesa è visitata da pellegrini provenienti da tutta la città a testimonianza che la devozione a San Giovanni Battista perdura nel tempo.

Le Catacombe:
Sotto la Chiesa alla base della casa diocesana con accesso a destra della scala che porta in Chiesa, si accede ai locali delle Catacombe. Dall'ingresso, una scala conduce ad una prima sala dove si trova a destra una porta che fa accedere ad un locale rettangolare molto affascinante, da cui le pareti sono movimentate da esedre e in fondo si trova un altare. Era la stanza dove i defunti venivano appesi e mummificati; sino a qualche anno fa, in questa stanza venivano ancora conservate ossa umane. Il soffitto di questa stanza corrisponde alla zona dove si trova l'organo dietro l'altare.
A sinistra della prima stanza, un tunnel porta a un grande salone che prende aria e luce dalle finestre che danno nel sagrato della Chiesa. Tutto intorno alle pareti del salone vi erano dei loculi che poi sono stati coperti. Questo luogo ha sempre affascinato gli abitanti del posto.
Intorno agli anni '70 un gruppetto di giovani appassionati individuò il luogo di accesso ad un camminamento che dalle catacombe portava fino all'Istituto Zootecnico. Così fu realizzato un piccolo Museo Naturalistico con materiale proveniente da scavi effettuati nei dintorni di Baida o da donazioni private. Il professore Saro Abbate (uno dei fondatori del museo) racconta che esso ebbe tra i visitatori illustri personaggi come lo scrittore Leonardo Sciascia, lo storico Rosario La Duca, il professore Gaetano Falzone e lo scultore Nino Geraci. Negli anni '80 - '90 le catacombe sono state usate come luogo di aggregazione giovanile: si faceva palestra, catechismo, recitazione e laboratori artistici; sono nati amori a rispetto del luogo; poi sono state adibite anche a mostra permanente dei presepi. Ormai da molti anni, il luogo è caduto in disuso, peccato perché è un posto veramente interessante. Ci si auspica di trovare sostenitori che possano, con amore e generosità, portare avanti il progetto di restauro del suddetto sito.

La Statua della Beata Vergine Maria Assunta:
La statua in cera si trova in un'urna a destra nel corridoio che dalla Chiesa porta alla cereria. Essa fu un dono dei Borboni alla Chiesa di Baida nei primi dell'Ottocento, con la clausola che ogni anno per la festa della Beata Vergine Maria, Assunta in cielo, scendesse a Boccadifalco per una quindicina di giorni. Questa usanza si mantenne per diversi anni (sembra che l'ultima festa risale al 1996). Infatti, la settimana di Ferragosto la Madonnina veniva trasferita a Boccadifalco con processioni e festeggiamenti vari. A causa di litigi tra le varie parrocchie (entrambe le comunità parrocchiali rivendicavano la proprietà della statua) i trasferimenti cessarono. Il parroco di Boccadifalco si fece costruire un'altra statua e la Madonnina finalmente ebbe pace e rimase a Baida dove ancora oggi viene custodita devotamente.



Scheda Compilata da Virtualsicily Staff © Scheda Compilata da Virtualsicily Staff ©

Come ci si arriva



Visualizzazione ingrandita della mappa






Lascia un commento